Calendario del Corso ’20-’21

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Corso di Formazione – Calendario 2020

Una tesi riguardante la storia dell’India ci dice che, intorno al 2000 a.c, gli Arii, un popolo nomade proveniente dall’area oggi individuata come Afghanistan, invasero l’India settentrionale. La loro civiltà era basata su un rigido ordine gerarchico e si rifaceva ad una raccolta di testi sacri chiamati Veda. I testi più antichi facenti parte di questa raccolta, primo fra tutti il Rigveda, risalgono al 2000 a.c.

Nel Rigveda appare per la prima volta il termine yoga col significato di giogo: “l’uomo deve aggiogare se stesso come un cavallo disposto ad obbedire”.

Il corpo è il più importante mezzo d’espressione che abbiamo, è il contenitore delle nostre emozioni, del nostro vissuto, dei credi e delle convinzioni, ma anche della nostra energia, della vitalità e della nostra anima-essenza!

La volontà di prendere coscienza di noi stessi è un passo necessario di crescita per ogni individuo. Prendere atto di chi siamo come esseri umani, ci libera dagli schemi automatici appresi, aumentando il nostro potenziale individuale e la nostra vitalità.

La percezione del corpo che abbiamo è una somma di ragioni fisiche, eredità biologica, modelli sociali, vissuto psicologico e relazioni affettive.

Gli Asana prendono i loro nomi dalla mitologia induista, dalle piante, dagli animali e da alcuni antichi mestieri tipici dell’antico oriente. Questi nomi a volte cambiano a seconda della scuola e della tradizione da cui provengono oppure a seconda dell’ obiettivo che s’intende raggiungere attraverso quella forma.

Secondo l’Hatha yoga il corpo è il tempio dello spirito, per questo motivo tutte le tecniche hanno come obiettivo la salute del corpo, inteso non solo dal punto di vista materiale o grossolano, ma anche dal punto di vista energetico o sottile. Nei trattati di riferimento di questa disciplina, vengono riportate in primo luogo le tecniche di purificazione, dette karman o kryia.

Nell’Hatha Yoga Pradipika ne vengono elencate sei: shat karman, appunto, che in sanscrito significa sei purificazioni: neti, dhauti, nauli, basti, kapalabhati e trataka.

Lo yoga riscopre la nostra natura più essenziale intesa come stato a-condizionato dell’ insieme psicofisico. 

Ecco come lo stato di rilasciamento, inteso come punto zero, punto di partenza ideale per ogni azione e attività, diventa una condizione di arrivo e anche di partenza per praticare e per vivere. Lo yoga, che è una tecnica di risveglio, cerca coscientemente questo stato di attenzione fluida, dove si è in stato di veglia, ma non nel modo ordinario, ipnotizzati dal mondo esterno, con i sensi totalmente estrovertiti, bensì consapevoli il più possibile del proprio mondo interno in uno stato rilasciato di esistenza

Corso di Formazione – Calendario 2021

Oggigiorno fare yoga significa eseguire una serie di asana miscelate e legate tra loro in ciò che viene chiamata sequenza.

In realtà l’unica sequenza che ha origini un po’ più antiche è il famoso Saluto al Sole o Surya Namaskara. Gli asana del Hatha Yoga sono stati tramandati per essere mantenuti a lungo in modo che potessero trasformarsi in mudra, cioè in gesti magici capaci di cambiare lo stato di coscienza del praticante.

La sequenza yoga è un adattamento della pratica a beneficio dell’uomo moderno, soggetto ad avere blocchi e tensioni psicofisiche che non permettono di accedere a livelli di consapevolezza più profondi.

La parola pranayama e’ composta da prana+ayama. Prana significa energia vitale o forza vitale. È la forza che esiste in tutte le cose animate o inanimate. E’ strettamente correlata all’aria che respiriamo ma e’ molto più sottile dell’aria o dell’ossigeno.

Il pranayama utilizza principalmente il respiro per gestire il fluire di prana nelle nadi (canali in cui scorre prana nel corpo fatto di energia). La parola ayama significa controllo, ma anche estensione o espansione. La parola pranayama significa quindi controllo/espansione di prana.

Le tecniche di pranayama attivano e regolano la forza vitale espandendo la coscienza oltre i confini e i limiti entro i quali siamo abituati a percepirci.

Lo yoga ci indica dove guardare mentre le vicende della vita si susseguono. Ci insegna a trovare un centro di equilibrio più stabile.

Ci fa accorgere che c’è una parte di noi capace di osservare ciò che accade che è meno in balia degli eventi e più calma. Ciò che pensiamo e proviamo viene visto da una prospettiva più ampia, meno personale.

Si approfondirà l’aspetto più tantrico dell’ Hatha Yoga, rifacendosi e prendendo ispirazione dagli insegnamenti pervenuti no a noi dalla scuola fondata dal saggio Goraknath.

In questa visione della ricerca della realtà ultima (alla quale ogni yoga dovrebbe condurre) si medita nel corpo e il risveglio avviene nel corpo. Un primo risveglio si ottiene proprio accorgendosi che gli esseri umani credono di percepire il corpo (così come il mondo circostante), ma in realtà ne percepiscono un’idea, un’ interpretazione ad opera del cervello e della mente attraverso i sensi.

Col termine meditazione si intende nella nostra lingua riflettere a fondo su qualcosa allo scopo di comprenderlo bene. La radice della parola sembra derivare dal latino mederi che significa medicare, oppure da ma, man quindi pensare, mente.

Nello yoga diventa dhyana che come vedremo ha un significato molto diverso da quello di pensare. Esistono tantissime forme di meditazione in tutte le tradizioni e in tutte le culture.

Scopo ultimo della meditazione è quello di portare l’essere umano aldilà della sua mente razionale in uno spazio più vasto dove esso è capace di auto-percepirsi in modo diretto senza filtri e categorie mentali. Questo spazio risplende proprio dove finisce il pensiero ordinario.

Il ritiro è un modo per entrare più in profondità in sé stessi e comprendere meglio le dinamiche relazionali che entrano in gioco nella condivisione del quotidiano con gli altri.

Nel silenzio di un convento e in mezzo alla natura si pratica e si condividono le esperienze e i vissuti di ognuno.

L’ultimo fine settimana è dedicato alla verifica di ciò che si è appreso durante la formazione.

Gli allievi sono invitati a compilare un test di domande e a condurre una pratica ai loro colleghi.

Questa prova diventa materiale per chiedere l’attestazione CSEN della relativa qualifica raggiunta.

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